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Francesco Lollobrigida e Alessandro De Rocco assieme a uno dei produttori

Giuliano Marchesin: “Un dato per tutti, le vacche nutrici in Italia sono circa 380 mila, mentre in Francia ce ne sono 3 milioni 950 mila. Le imprese italiane vanno aiutate a crescere”

Soltanto l’1,3% è la carne bovina prodotta in Italia (nata, allevata e macellata), mentre  l’98,7% corrisponde a quella non Igp e non Dop, che ha bisogno di essere comunicata per migliorare la filiera. Numeri importanti quelli presentati venerdì 24 maggio a Palazzo Campo a Rovigo, dal direttore di OI Intercarneitalia Giuliano Marchesin e dal presidente Alessandro De Rocco, in occasione del convegno “Zootecnia bovina da carne: un Piano di settore per darle un futuro, migliorando la nuova Pac, valorizzando le produzioni di qualità e informando i consumatori” promosso da Italiazootecnica Aop ed OI Intercarneitalia.

L’acronimo OI sta per “organizzazione interprofessionale”.

All’evento, al quale ha preso parte anche il ministro  Francesco Lollobrigida, Marchesin e De Rocco hanno presentato il Piano di settore per la zootecnia bovina da carne, finalizzato a contrastare l’anonimato della carne in commercio. “Intendiamo agire attraverso tre azioni – hanno spiegato Marchesin e De Rocco – con la promozione e un marketing mirato, grazie al Sistema qualità nazionale promosso dal Ministero dell’Agricoltura, cui si affianca il Sistema qualità nazionale zootecnia, anche incentivando l’adozione di Dop ed Igp senza la necessità di modificare i relativi disciplinari di produzione. In secondo luogo, considerando la necessità di avere vacche nutrici e di realizzare i ristalli dei bovini da carne. Ogni anno oltre un miliardo di euro vanno ai francesi per realizzare i ristalli. Se questi soldi rimanessero agli allevatori di vacche da latte in Italia, sarebbe certamente meglio. Un dato per tutti: le vacche nutrici in Italia sono circa 380 mila, mentre in Francia ce ne sono 3 milioni 950 mila”.

Infine, hanno ricordato Marchesin e De Rocco, “potremmo mettere in pista oltre 2,5 milioni di euro (un euro a capo) per la promozione dei bovini a carne rossa e dei vitelli a carne bianca, per difendere la zootecnia e scongiurare che la carne sintetica possa prendere piede”.
Le criticità del settore, in particolare a seguito dell’approvazione della nuova Pac, sono state evidenziate dal professor Samuele Trestini del Dipartimento Tesaf dell’Università di Padova, che ha descritto con chiarezza gli effetti della nuova Pac sulla zootecnia da carne: “Tutti i settori hanno avuto una riduzione degli aiuti, che sono diminuiti in particolare per cerealicoltura e zootecnia, con un taglio superiore al 50 per cento. Si osserva una riduzione di 4-5.000 euro per unità di lavoro familiare. Il che significa che questo aiuto ha di fatto ridotto di circa il 30 per cento il livello di sostegno per unità di lavoro. Una situazione che riguarda circa il 70 per cento delle imprese agricole venete, che si trovano oggi in una condizione di maggior povertà”.

Il ministro Lollobrigida ha ribattuto: “Le risorse per l’Agricoltura passano dai 630 milioni previsti ai 2 miliardi e 300 milioni. Sul fronte della produzione di energia, poi, siamo riusciti ad aumentare i fondi. Così abbiamo raggiunto l’obiettivo che ci era stato posto: 1,3 megawatt di energia solare prodotta sui tetti delle stalle e degli stabilimenti, senza togliere terra dalla produzione agricola, riuscendo ad avere 830 milioni in più che permetteranno di arrivare dalle 13.500 aziende già finanziate ad averne altre 6 mila subito e 26 mila a regime, per abbattere i costi di produzione grazie all’energia autoprodotta e avere energia ulteriore da mettere a disposizione del mercato”.
Il capo del dicastero dell’Agricoltura ha anche assicurato che: L’agricoltura dev’essere rimessa al centro, in virtù dei principi previsti anche dal Trattato di Roma, per cui la stessa era funzionale a produrre cibo e a salvaguardare e presidiare il territorio rendendolo vivibile. La Pac, quando è nata serviva a questo e a evitare lo spopolamento delle campagne, ma oggi la stessa Politica si rivela utile se dinamizzata ad aumentare le produzioni e a garantire chi non ce la fa a resistere. Agricoltori e allevatori non cercano assistenzialismo, ma risorse per poter produrre meglio per arricchire il paese. Stiamo lavorando per aumentare la ricchezza del paese, per aiutare i più deboli, non svendere ciò che di più prezioso abbiamo e per investire sulle imprese e dare un contributo all’equilibrio dell’Italia”.



 

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