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Beni non pignorabili nel 2023: scopriamo quali sono e perché.

Ecco l’elenco di tutti i beni non pignorabili nel 2023 (scopri le ultime notizie sul fisco e sulle tasse e poi leggi su Telegram tutte le news sui pagamenti dell’Inps. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp e nel gruppo Facebook. Seguici anche su su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

Indice

Beni non pignorabili: beni mobili assolutamente non pignorabili

Quando un debitore è inadempiente verso un creditore, cioè quando non gli restituisce quello che gli spetta, questi può muovere un’azione legale che può terminare con il pignoramento dei beni.

I beni si dividono in due categorie, beni immobili e beni mobili, e non tutti sono pignorabili.

A stabilire quali beni si possano pignorare e in quali circostanze è il codice di procedura civile. Nell’articolo 514 (Lib. III, Tit. II, Capo II, sez. I) definisce i beni mobili assolutamente impignorabili, cioè quelli che non possono mai essere pignorati e sono:

  • le cose sacre e quelle che servono all’esercizio del culto;
  • l’anello nuziale, i vestiti, la biancheria, i letti, i tavoli per la consumazione dei pasti con le relative sedie, gli armadi guardaroba, i cassettoni, il frigorifero, le stufe ed i fornelli di cucina anche se a gas o elettrici, la lavatrice, gli utensili di casa e di cucina unitamente ad un mobile idoneo a contenerli, ma sono esclusi i mobili, meno i letti, di rilevante valore economico anche per accertato pregio artistico o di antiquariato;
  • i commestibili e i combustibili necessari per un mese al mantenimento del debitore e delle altre persone indicate nel numero precedente;
  • le armi e gli oggetti che il debitore ha l’obbligo di conservare per l’adempimento di un pubblico servizio;
  • le decorazioni al valore, le lettere, i registri e in generale gli scritti di famiglia, nonché i manoscritti, salvo che formino parte di una collezione;
  • gli animali di affezione o da compagnia tenuti presso la casa del debitore o negli altri luoghi a lui appartenenti, senza fini produttivi, alimentari o commerciali;
  • gli animali impiegati ai fini terapeutici o di assistenza del debitore, del coniuge, del convivente o dei figli.

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Beni non pignorabili: beni mobili relativamente non pignorabili

Oltre questi beni mobili che sono sempre pignorabili, ce ne sono alcuni che l’Art. 515 del codice di procedura civile definisce cose mobili relativamente non pignorabili.

Si tratta di beni mobili che possono essere pignorati solo in alcuni casi e sono:

  • Gli strumenti, gli oggetti e i libri indispensabili per l’esercizio della professione, dell’arte o del mestiere del debitore possono essere pignorati solo nei limiti di un quinto e solo quando il valore presunto degli altri beni non è sufficiente a colmare il debito.
  • Le cose, che il proprietario di un fondo vi conserva ai fini della sua coltivazione e per i servizi, possono essere pignorate con l’immobile. Mentre, separatamente dall’immobile, soltanto in mancanza di altri altri beni mobili da pignorare.

Beni non pignorabili: beni mobili pignorabili solo in alcune circostanze

L’Art. 516 del codice di procedura civile definisce invece quali sono le cose pignorabili in particolari circostanze di tempo e sono:

  • frutti, che sono ancora attaccati agli alberi e alle piante, sono pignorabili insieme al bene immobile, cioè al terreno dove si trovano. Mentre, sono pignorabili, separatamente dal bene immobile, solo nelle sei settimane che precedono la maturazione, a meno che il creditore non si assuma le spese di custodia.
  • I bachi da seta possono essere pignorati solo quando sono nella maggior parte sui rami per formare il bozzolo.

Beni non pignorabili: beni immobili

I beni immobili, cioè le proprietà che si posseggono, sono sempre pignorabili se sono coinvolti due privati, in teoria anche la prima casa.

Tuttavia, la procedura di pignoramento della prima casa è complessa e si tende a non applicarla.

Per quanto riguarda eventuali debiti relativi a cartelle esattoriali, della riscossione si occupa l’Agenzia delle Entrate che può pignorare somme, beni mobili e immobili.

La riscossione forzata scatta se il titolare della cartella dopo un anno dalla notifica non ha saldato il debito.

Quando l’azione di recupero dei crediti è tra l’Agenzia delle Entrate e un cittadino, per i beni mobili si fa sempre riferimento a quanto detto nei paragrafi precedenti. Mentre la normativa per i beni immobili è diversa e si possono pignorare sono in alcuni casi.

Nello specifico, non è possibile pignorare i beni immobili che rispettano tutte queste condizioni allo stesso tempo:

  • è l’unico immobile di proprietà del debitore;
  • non è un immobile di lusso;
  • il debitore vi abita e ha la residenza.

Negli altri casi il bene immobile è pignorabile solo se si verificano queste condizioni:

  • l’importo complessivo del debito supera i 120.000 euro;
  • gli immobili del debitore hanno un valore che supera i 120.000 euro;
  • sono passati almeno sei mesi dall’iscrizione di ipoteca e il debitore non ha pagato o rateizzato il debito o in mancanza di provvedimenti di sgravio o sospensione.

La normativa completa si trova sul sito dell’Agenzia nella pagina dedicata alle procedure esecutive.

Scopri la pagina dedicata alla gestione dei debiti e a metodi per evitare il pignoramento.

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Beni non pignorabili. In foto il codice di procedura civile online.

Beni non pignorabili: limite massimo pignorabile sullo stipendio

Se si hanno debiti con il Fisco può essere pignorato anche lo stipendio, ma entro un certo limite.

In dettaglio il limite massimo pignorabile dipende dall’ammontare dello stipendio in questo modo:

  • 1/10 se lo stipendio è inferiore ai 2.500 euro;
  • 1/7 se lo stipendio è inferiore ai 5.000 euro;
  • 1/5 se lo stipendio supera i 5.000 euro.

Beni non pignorabili: minimo vitale non pignorabile sulle pensioni

Per le pensioni si applicano invece regole diverse e viene fissato un minimo vitale non pignorabile, cioè un importo minimo dell’assegno pensionistico che non può mai essere pignorato.

La Conversione in legge del decreto Aiuti bis ha alzato il minimo vitale, che ora è uguale a due volta l’importo dell’assegno sociale.

L’assegno sociale nel 2023 è di 503,27 euro, perciò il minimo vitale è di poco sopra i 1.000 euro. Le pensioni sotto questa cifra non sono pignorabili in nessun caso.

Se la pensione è più alta, la quota da pignorare si applicherà al netto del minimo vitale, cioè all’importo dell’assegno ma dopo aver sottratto i 1.000 euro del minimo vitale.

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