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Monte San Savino, con i suoi 8.000 abitanti, inizia a quel punto a stargli stretta. «Un giorno, di punto in bianco, mi sono licenziato, ho lasciato la mia fidanzata e sono partito: destinazione Berlino. Non sapevo una parola di tedesco e neanche di inglese. Era il 2012. L’idea non piacque subito a mio padre… per qualche giorno non mi parlò, ma poi ha capito». Lorenzo riesce a farsi capire bene dal suo primo datore di lavoro berlinese: «Job? Want? Yes? No?»… domandò il suo futuro capo, scandendo le quattro parole. “Yes!” fu la risposta di Lorenzo per iniziare a mettere le radici a Berlino.

Luca, ora 42enne, sposato, moglie spagnola e un figlio di pochi mesi, ha fatto tutt’altra strada. Lascia Taranto e famiglia a 18 anni. Si iscrive alla facoltà di ingegneria a Pisa e frequenta l’università per tre anni. Poi lascia gli studi e approda a Tokyo, dove suo padre lavora per la Marina italiana. Fa per un po’ il traduttore, sapendo molto bene l’inglese, e impara velocemente il giapponese. Ma gli mancava ancora qualcosa: testare il mondo da solo. Per questo riparte, questa volta per l’Australia, dove rimane per quattro anni lavorando nel marketing. Poi nel 2011 la svolta: compra un biglietto di sola andata per Berlino e nella capitale tedesca lancia la sua prima start-up, una piattaforma di booking per artisti del settore musicale. Il progetto non decolla ma gli consente di conoscere a fondo il funzionamento del mercato e del mondo delle start-up. Come Lorenzo, anche Luca cade ma si rialza.

Lorenzo e Luca si incontrano a Berlino sei anni fa. Vanno subito d’accordo perché entrambi sono amanti della “cultura delle start-up”. Che cosa vuol dire “cultura berlinese delle start-up?”, gli domando. «Il mio primo giorno di lavoro qui a Berlino è stato in una start-up. Mi presento alle 9 del mattino. E resto fuori della porta d’ingresso per un’ora, fino alle 10. Non c’era nessuno, fino alle 10. Ricordo che si iniziava a lavorare in tarda mattinata, per due ore, poi alle 12 era già ora della pausa pranzo. Dopo pranzo si giocava un po’ a FIFA prima di rimettersi al lavoro: il team era giovanissimo, eravamo una trentina di ventenni, pochi tedeschi, un ambiente molto internazionale. E alle 6pm, tutti a casa: il datore di lavoro a Berlino fa di tutto per formarti e tenerti. L’importante è come lavori, cosa produci, l’importante è la competenza e la diligenza nel lavoro: l’orario, cioè timbrare il cartellino, di per sé poco importa dentro una start-up», spiega Lorenzo. Gli occhi gli brillano. È così che, da quando ha messo i panni del datore di lavoro, vuol far sentire i propri dipendenti (che vengono da tutta Europa, Italia, Serbia, Turchia, e fanno smart working): «Devi ringraziare chi lavora per te, non il contrario», ci tiene a sottolineare. Così è stato il suo impatto in Germania.

«E poi, va detto che qui dal primo giorno ti danno qualcosa da gestire – incalza Luca -. Ero stagista a Berlino e al mio primo giorno di lavoro mi è stato detto: tu sarai il responsabile della nostra apertura sul mercato italiano». Ti mettono subito alla prova, fai vedere sul campo quanto vali. Luca e Lorenzo lo hanno fatto, e hanno guadagnato da subito piuttosto bene a Berlino: ma si sono licenziati dai rispettivi lavori, per mettersi in proprio.

Replug è stata fondata per l’appunto in piena pandemia, nel febbraio del 2020: la firma dal notaio Lorenzo e Luca l’hanno messa due giorni prima che scattasse il lock-down in Germania. «Da quel momento siamo rimasti chiusi in ufficio per mesi. Abbiamo fatto come fossimo in Italia, non ci siamo mossi. Abbiamo tagliato i costi al minimo – raccontano -. Ma in realtà non ci siamo fermati mai. Pian piano il nostro nome ha iniziato a girare, e via via siamo stati consulenti di app mobile per Bild, il gruppo Axel Springer, per Intesa San Paolo e tanti altri che non possiamo nominare per riservatezza. Con il nostro contributo, i nostri clienti hanno risparmiato da un lato e aumentato il fatturato dall’altro lato». Replug ha anche vinto svariati premi. Il primo è stato nel 2021, assegnato da CLUTCH, l’aggregatore di agenzie sulle app. La vincita di questo riconoscimento arrivò talmente inaspettata “contro quattro giganti del settore” che durante i festeggiamenti fino a notte inoltrata Luca e Lorenzo persero lo zaino con dentro la coppa, recuperandolo poi tra mille peripezie il giorno dopo. “Il primo premio non si scorda mai”, commentano con orgoglio.

 

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