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La
Direttiva EPBD
, più comunemente conosciuta con
la definizione “direttiva Case Green”, entrerà in vigore a fine
maggio dopo l’approvazione definitiva del Consiglio Europeo
Ecofin avvenuta il 12 aprile 2024 e dopo la pubblicazione
nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea dell’8 maggio 2024.
Con essa è attesa la progressiva diminuzione del consumo medio di
energia primaria degli immobili residenziali e l’incremento
nell’utilizzo delle fonti rinnovabili, anche allo scopo di
ammodernare il parco immobiliare, il riferimento è, in particolare,
la decarbonizzazione, ovvero gli edifici a emissioni zero.

Riduzione consumi energetici e delle emissioni: gli obiettivi
della Direttiva Green

Dall’entrata in vigore, gli Stati Membri dell’Unione Europea,
tra i quali l’Italia, avranno due anni di tempo per la
presentazione del Piano Nazionale nel quale illustrare modalità e
strategie per il raggiungimento dei target consistenti nella
riduzione dei consumi energetici entro l’anno 2050.

Oltre a introdurre nuovi requisiti minimi di prestazione
energetica, le misure espressamente prevedono:

  • per gli immobili residenziali: ridurre il consumo energetico
    del 16% entro l’anno 2030, e del 20-22% entro l’anno 2035;
  • per le nuove costruzioni residenziali: a decorrere dall’anno
    2030 che siano realizzati a emissioni zero;
  • per gli immobili con prestazioni energetiche peggiori:
    ristrutturarne almeno il 43% per ottenere una riduzione dei consumi
    pari al 55%;
  • per gli edifici pubblici di nuova realizzazione: a decorrere
    dall’anno 2028 che siano realizzati a emissioni zero.

Edifici a zero emissioni (NZCB) ed edifici a energia quasi zero
(NZEB): le differenze

È utile accennare quali siano le più rilevanti differenze tra
gli edifici e zero emissioni, NZCB, e gli edifici a energia quasi
zero, NZEB:

Prima differenza, l’unità di misura utilizzata per definire la
virtuosità dell’edificio:

  • per gli immobili NZEB si calcola la quantità di energia
    primaria consumata, espressa in kWh al mq annuo;
  • per gli immobili NZCB si calcola l’energia consumata
    dall’edificio tenuto conto del suo impatto sull’ambiente, quindi,
    si considera la quantità di anidride carbonica emessa per produrre
    energia nell’edificio, espressa in Kg al metro quadro annuo di
    CO2.

Si parla di edifici a emissioni zero se questi sono in grado di
limitare al massimo le emissioni di CO2 riconducibili alla
produzione dell’energia consumata, inoltre, rispetto agli NZEB
“nascono” in anni più recenti e sono maggiormente legati al settore
edile e al contributo alla transizione ecologica per raggiungere
modelli che possano avere un impatto climatico pari a zero. La loro
peculiarità risiede, quindi, sia nella tipologia di energia
consumata e sia nel loro impatto nell’ambiente dipartendosi, da
ciò, l’”appello” all’uso dell’energia rinnovabile, in quanto
prodotta in modo sostenibile e a basso impatto ambientale, non
necessariamente in situ, favorendo essenzialmente il raffrescamento
passivo, l’isolamento termico, le soluzioni impiantistiche
efficienti e lo sfruttamento delle risorse locali.

Con l’ufficializzazione degli edifici a zero emissioni,
nell’anno 2019 e nell’anno 2020 sono state istituite alcune
coalizioni internazionali, tra le quali la Zero “Carbon Buildings
for All” e la “Net Zero Carbon Buildings Commitment” con finalità
similari alla Direttiva Case Green, ovvero prestabilire quali siano
gli obiettivi in materia di clima e di energia.

L’impatto degli edifici sull’ambiente

Per la determinazione dell’impatto sull’ambiente esistono vari
strumenti, ad esempio il Life Cycle Assessment
(LCA)
, che calcola l’impatto del ciclo di vita
dell’edificio, e un metodo per poter quantificare la virtuosità
dell’immobile attraverso protocolli e marchi di certificazione. Tra
questi il protocollo LEED, il protocollo ITACA e alcuni sistemi che
attribuiscono un punteggio per la valutazione complessiva,
consentendo, oltremodo, di esaminare ogni singola caratteristica
dell’involucro edilizio, dall’utilizzo delle fonti rinnovabili al
consumo energetico, alla tipologia dei materiali di cui si
compone.

Il tema delle emissioni è rilevante anche in correlazione al
ciclo di vita dell’immobile, dalla corretta identificazione dei
materiali, portando a scelte finalizzate a ridurre il consumo di
risorse e di gas climalteranti sin dalla fase di costruzione,
successivamente durante l’utilizzo per chiudere a fine vita.

Gli edifici a emissioni zero sono peraltro immobili subordinati
alla quantificazione dell’impronta di carbonio, per la quale sono
vigenti norme tecniche specifiche, ad esempio:

  • la ISO 14067 “Carbon Footprint di prodotto CFP” per il
    rilascio della Certificazione da parte di un Organismo accreditato
    ed il metodo valutativo del ciclo di vita “LCA”;
  • la ISO 14064-1 per la quantificazione e la rendicontazione del
    gas ad effetto serra Carbon Footprint di Organizzazione CFO.

Analisi del ciclo di vita dell’edificio: consumi e regole
progettuali

Attraverso tutte le fasi citate, ovvero dall’intervento
edilizio, all’utilizzo nel tempo e sino alla dismissione o
demolizione del manufatto edilizio, quindi il trattamento di fine
vita delle componenti, si utilizza un metodo che permette di
stabilire quali siano le implicazioni ambientali del settore e
quali siano i benefici dovuti a determinate tecnologie
costruttive.

Questo tipo di studio-approfondimento mira a giungere al
processo di decarbonizzazione e in questo senso i metodi utilizzati
analizzano quanto attiene il carbonio incorporato nell’involucro
edilizio, nei materiali medesimi e nei vari processi.

Incentrandosi sulla riduzione dei livelli delle emissioni e
perseguendo gli obiettivi per la transizione ecologica e la
mitigazione climatica, il settore edile rappresenta l’ambito che
maggiormente può contribuire agli obiettivi “zero emissioni” e,
contestualmente, prevenire anche gli effetti negativi dei
cambiamenti climatici.

I principali consumi degli edifici

I principali consumi degli edifici sono imputabili al loro
utilizzo durante il ciclo di vita, in particolare al riscaldamento,
al raffrescamento, alla produzione di acqua calda sanitaria e
all’elettricità richiesta.

La valutazione è importante, anche dal punto di vista ambientale
e soprattutto durante le fasi progettuali e di cantiere, in maniera
tale da ridurre l’impatto dei materiali utilizzati. Si tratta di un
aspetto che non riguarda solo le nuove edificazioni, ma coinvolge
anche gli interventi di ristrutturazione, di manutenzione
straordinaria e di riqualificazione degli edifici esistenti
appartenenti al patrimonio edilizio italiano.

La progettazione stessa dell’edificio deve minimizzare i consumi
legati al riscaldamento invernale e al raffrescamento estivo, così
come quelli relativi alla produzione di acqua calda sanitaria o
all’utilizzo dell’energia elettrica occorrente per il funzionamento
degli elettrodomestici e l’illuminazione, la ventilazione per il
ricambio di aria. Prova ne è il fatto che il patrimonio edilizio
esistente, costruito per la maggior parte senza particolari
tecniche di risparmio energetico, ha un consumo per il
riscaldamento e la produzione di acqua calda sanitaria che,
attualmente, oscilla tra i 200 ed i 400 kWh/mq all’anno.

Gli interventi effettuabili per gli obiettivi della Direttiva
Case Green

Per l’obiettivo fissato al 2050, saranno implementare le fonti
rinnovabili, favorendo l’energia solare mediante l’installazione
dei pannelli solari che saranno resi obbligatori tra il 2026 e il
2030 nelle nuove costruzioni a destinazione residenziale e non.

Tra gli interventi edili realizzabili figurano l’isolamento
termico che porti ad eliminare la dispersione di calore durante
l’inverno e il suo ingresso nell’edificio durante l’estate, così
come la sostituzione degli infissi esistenti. In relazione agli
impianti, il miglioramento delle prestazioni verrà affidato alla
domotica (o building automation), che ne consente la regolazione
automatica, anche a distanza, con notevole riduzione dei consumi
laddove riguardino l’illuminazione e la climatizzazione invernale e
estiva.

Ed è ancora in tema di contenimento del consumo energetico che
tra le opere di maggior rilevanza figurano i cosiddetti impianti
“ibridi”, come le pompe di calore utilizzate in modo combinato con
l’impianto fotovoltaico, che a sua volta alimenta anche l’impianto
elettrico.

Infine, tra le ulteriori indicazioni della EPBD emerge
l’abolizione della classica caldaia a gas, con lo stop agli
incentivi dal 2025 e lo stop alla commercializzazione dal 2040, che
determineranno la graduale dismissione e la sostituzione con
caldaie a condensazione o con pompe di calore, più performanti dal
punto di vista dell’efficienza energetica e della riduzione delle
emissioni di anidride carbonica.



 

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